Costruisco sistemi che tolgono lavoro manuale dalle giornate di chi lavora in azienda. Non chatbot generici: flussi cuciti sui processi che quell'azienda ha davvero, collegati agli strumenti che già usa. Sono Nicola Donadello, consulente di marketing e AI con sede a Jesolo (Venezia).
Qual è la cosa che qualcuno in azienda fa ogni giorno, che gli pesa, che non richiede di pensare e che se sbaglia se ne accorge il cliente?
Quella è l'automazione che vale la pena costruire. Tutto il resto — l'AI che scrive i post, l'assistente che risponde a tutto, la dashboard con quaranta grafici — di solito è tecnologia che fa una bella demo e poi nessuno apre più.
Chi pubblica sui social riceve sempre le stesse domande: prezzi, disponibilità, dove siete, si può portare il cane. Un sistema legge il commento o il messaggio, capisce cosa chiede e risponde — in pubblico con una riga, in privato con l'informazione completa e il link giusto. Le richieste vere, quelle che valgono una conversazione, arrivano segnalate a una persona invece di finire sepolte.
Il momento in cui si perdono più clienti è il silenzio dopo il primo contatto. Un flusso automatico manda il messaggio giusto al momento giusto — conferma, promemoria, richiesta di recensione — con i dati presi dal gestionale o dal modulo che il cliente ha compilato, senza che nessuno debba ricordarselo.
Collego direttamente le fonti — Meta Ads, Google, il gestionale — e i numeri arrivano già pronti ogni mattina o ogni lunedì. Niente più screenshot incollati a mano dentro una presentazione, e soprattutto niente numeri di tre settimane fa usati per decidere oggi.
Fatture, prenotazioni, moduli, listini dei fornitori: l'AI estrae i campi, li normalizza e li scrive dove servono. È il lavoro meno nobile e più costoso che si trovi in un ufficio, ed è quello che si automatizza con il ritorno più immediato.
Meta Ads Manager, Meta Graph API, Google Ads, Google Tag Manager, Make, n8n, Supabase, WhatsApp Business API, Claude, ChatGPT, HeyGen, Higgsfield, Adobe Premiere Pro
La scelta dello strumento viene dopo il problema, mai prima. Se un flusso si risolve con una automazione no-code si fa no-code; se serve codice si scrive codice; se la cosa giusta è non automatizzare niente e cambiare il processo, lo dico.
Le automazioni rendono di più quando c'è traffico da gestire. Per questo nella maggior parte dei progetti convivono con le campagne e con i contenuti: le campagne portano richieste, i video costruiscono la fiducia, le automazioni fanno in modo che nessuna di quelle richieste vada persa.
Un'automazione AI è un sistema che esegue da solo un pezzo di lavoro che oggi una persona fa a mano, usando un modello di intelligenza artificiale per le parti che richiedono giudizio: leggere un messaggio e capire cosa chiede, scrivere una risposta sensata, estrarre i dati da un documento, decidere a chi girare una richiesta. Non è un chatbot generico: è un flusso costruito sui processi specifici di quell'azienda.
Le quattro più richieste sono: risposta automatica ai messaggi e ai commenti sui social con passaggio in chat privata; follow-up automatico su WhatsApp dopo una richiesta di preventivo o una prenotazione; report e dashboard che si aggiornano da soli leggendo i dati di Meta Ads e del gestionale; e l'estrazione automatica di dati da documenti come fatture, prenotazioni o moduli.
Dipende quasi solo da quanti sistemi deve toccare. Un flusso singolo — per esempio i messaggi in arrivo smistati e risposti — è un progetto di pochi giorni. Un sistema che collega gestionale, campagne e WhatsApp è un progetto di settimane. Il preventivo si fa dopo aver visto il processo attuale, e la prima call di analisi è gratuita.
No. Molte automazioni partono da quello che l'azienda usa davvero: email, WhatsApp, un foglio di calcolo, il pannello di Meta. Se un gestionale c'è e ha delle API, si aggancia. Se non c'è, spesso conviene costruire il minimo indispensabile invece di comprare un software grande che nessuno userà.
La domanda giusta non è quante ore si risparmiano ma quali ore. Automatizzare dieci minuti di lavoro creativo non serve; automatizzare le due ore al giorno che qualcuno passa a copiare dati da una schermata all'altra, sì. In fase di analisi si conta esattamente quel tempo, prima di proporre qualsiasi cosa.
Nei progetti che seguo, no: toglie la parte meccanica del lavoro a persone che erano assunte per fare altro. Il caso tipico è la receptionist che passava un'ora al giorno a rispondere sempre alle stesse tre domande su Instagram e ora la passa con gli ospiti in struttura.
Mi racconti la struttura o l'azienda, ti dico cosa farei e quanto costa. Se non ho niente di utile da proporti te lo dico subito.
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